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Al via la nuova campagna di comunicazione “Libera l’energia, segui il vento”

Anev, l'eolico in Italia è bloccato dai veti: serve «una profonda transizione burocratica»

I dinieghi oramai costanti delle Soprintendenze e le lungaggini del processo autorizzativo hanno comportato un calo dell’installato dell’80%
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Non c’è transizione ecologica senza una pubblica opinione che la sostenga: eppure oggi il dilagare delle sindromi Nimby e Nimto rappresenta uno degli ostacoli primari alla penetrazione sul territorio italiano degli impianti alimentati dalle energie rinnovabili (che in teoria piacciono sempre di più, ma che in pratica i cittadini conoscono ancora molto poco). Problemi cui si abbinano una sfiancante ipertrofia legislativa e una burocrazia respingente: un mix letale che, senza correttivi, porterebbe l’Italia a raggiungere gli obiettivi climatici fissati al 2030 con oltre mezzo secolo di ritardo.

“Libera l’energia, segui il vento” è lo slogan della nuova campagna di comunicazione lanciata da Anev – l’Associazione nazionale energia del vento – per sensibilizzare cittadini ed istituzioni sui vincoli che ad oggi impediscono all’eolico di dare il suo indispensabile contributo alla decarbonizzazione del Paese.

Come spiegano dall’Anev, i dinieghi oramai costanti delle Soprintendenze e le lungaggini del processo autorizzativo hanno comportato, negli ultimi nove anni, il passaggio dai 1.200 MW eolici autorizzati nel triennio 2012/2014, ai 750 MW eolici nel triennio 2015/2017 e ai soli 125 MW nell’ultimo triennio 2018/2020, un calo dell’installato dell’80%.

Per cambiare marcia «è necessario attuare una profonda transizione burocratica», sottolineano dall’Anev. Il tema della linearità e trasparenza dei processi autorizzativi è centrale nelle battaglie dell’Associazione, che chiede da anni di ricondurre le tempistiche medie degli iter per la realizzazione degli impianti eolici, oggi pari a oltre 5 anni, ai 6 mesi previsti dalla normativa. I pareri discordanti tra decisori, il Ministero dei Beni culturali da una parte e il vecchio Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico dall’altra, hanno portato negli anni al blocco del settore.

Oggi la nascita del ministero della Transizione ecologica e il nuovo strumento in seno alla Presidenza del Consiglio, il Cite, dovrebbero aiutare a dirimere tali questioni. Ma è indispensabile mettere rapidamente alla prova le buone intenzioni.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.